MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XXIX GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

In questo momento storico così delicato, dettato dalla pandemia da Coronavirus, arriva puntuale e ristoratore il messaggio di Papa Francesco per la XXIX Giornata mondiale del malato, che ricorre l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes. Il Papa, ricorda, rifacendosi al brano di Matteo (23,1-12) l’ipocrisia dei burocrati che fanno retorica. “La critica che Gesù rivolge a coloro che «dicono e non fanno» (v. 3) – scrive il Pontefice – è salutare sempre e per tutti, perché nessuno è immune dal male dell’ipocrisia, un male molto grave, che produce l’effetto di impedirci di fiorire come figli dell’unico Padre, chiamati a vivere una fraternità universale”.
La risposta a questo modus operandi perverso è quella del ‘buon samaritano’. Gesù, raccontandoci questa parabola, ci insegna ad occuparci dell’altro, ad accoglierlo, a farci carico del suo dolore. Allo stesso modo anche nella malattia ciò che è balsamo profumato per il fratello infermo è la vicinanza, la relazione. Ascoltiamo ancora le parole di Francesco che ci aiutano ad entrare nella concezione di servizio e di dono di cui Cristo è portatore: “La persona malata trova una fonte inesauribile di motivazione e di forza nella carità di Cristo, come dimostra la millenaria testimonianza di uomini e donne che si sono santificati nel servire gli infermi. In effetti, dal mistero della morte e risurrezione di Cristo scaturisce quell’amore che è in grado di dare senso pieno sia alla condizione del paziente sia a quella di chi se ne prende cura. Lo attesta molte volte il Vangelo, mostrando che le guarigioni operate da Gesù non sono mai gesti magici, ma sempre il frutto di un incontro, di una relazione interpersonale, in cui al dono di Dio, offerto da Gesù, corrisponde la fede di chi lo accoglie, come riassume la parola che Gesù spesso ripete: ‘La tua fede ti ha salvato’”. Come il Signore non abbandona nessuno, così noi siamo chiamati a far sì che nessuno resti solo, escluso, emarginato soprattutto i più fragili, indifesi, vulnerabili.
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